Elio Altare ed emozioni

Prima di accennare alla degustazione dei cinque vini di Elio Altare, organizzata da AIS Varese e tenuta da Luca Brandellero, introduciamo brevemente il medesimo. Il suo nome cresce in parallelo con i Barolo Boys, gruppo di viticoltori che negli anni ’80 si sono prepotentemente contrapposti ai tradizionalisti. La sfida fu quella di rendere il Barolo già bevibile dopo 5 anni (mantenendolo comunque durevole nel tempo) contro i 20 anni dei tradizionali.


Il giovane Altare viaggia allora alla volta della Borgogna ed al ritorno in patria sperimenta botti di svariate dimensioni che gli permettono di eleggere come scelta privilegiata la barrique. Per questa scelta fu addirittura diseredato dalla famiglia perché considerato pazzo. Seguì il suo istinto e fondò la sua azienda che, ad Annunziata frazione di La Morra, consta di 10 ettari con una produzione di 70.000 bottiglie l’anno. Si privilegia il nebbiolo ma vengono usati anche altri vitigni tutti comunque con lo stesso stile che prevede barrique e diradamento in vigna.

Interessante elencare la filosofia produttiva attuale che prevede:

  • vini naturali e salutari
  • no biodinamica, no biologico
  • nessun pesticida e sostanze chimiche
  • fertilizzanti bio
  • lieviti indigeni
  • no filtrazioni, no chiarifiche
  • vini longevi anche se di concezione moderna

Se capita una stagione sfavorevole usa prodotti non previsti dalla sua filosofia ma nelle quantità più ristrette possibili.

I vini in degustazione sono stati:

  1. Langhe Rosso DOC Larigi ’93 (barbera)
  2. Langhe Rosso DOC Larigi ’92 (barbera)
  3. Langhe Rosso DOC La Villa ’92 (barbera 60%, nebbiolo 40%)
  4. Langhe Rosso DOC Vigna Arborina ’93 (nebbiolo)
  5. Barolo DOCG Arborina ’94 (nebbiolo)

Non voglio essere tecnico nella descrizione della degustazione, anche perché lo stesso vino di due bottiglie diverse già cambiava sensibilmente. Quello che voglio far notare è l’emozione che questi vini, chi più chi meno, hanno saputo donare. Un susseguirsi di profumi che mutavano nel bicchiere. Ritornando a ciclo sui vari calici, i profumi evolvevano trasformando il vino in un accattivante rincorrersi di sensazioni. Anche in bocca la piacevolezza era immediata con una resistenza nel tempo notevole considerando che non era presente solo nebbiolo, ma anche barbera che rispetto al primo è meno propenso a questi lunghi periodi.
Solo una segnalazione, i vini più apprezzati sono stati il secondo ed il quinto, mentre l’unico che peccava un po’, soprattutto in bocca, è stato il quarto.

Dopo vini emozionanti rimane un’ultima considerazione su come questi vini abbiano incarnato una lotta generazionale. Ognuno tragga poi le proprie considerazione su quale approccio sia il migliore. Per complicare il giudizio concludo con una frase di un tradizionalista che afferma che un Barolo debba regalare una “non piacevolezza immediata” e di come le figlie di Elio Altare punzecchino il padre perché vorrebbero proporre nuove idee ottenendo poca considerazione: la sua filosofia è diventata ormai un’altra tradizione?

Testo e foto di Massimo Beccegato

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