Frecciarossa – Master Enologia (2 di 4)

In data 18-10-14 si è tenuto il secondo appuntamento del Master di Enologia dal quale è emerso come anche l’Azienda Frecciarossa abbia affrontato difficoltà dovute al clima che ha inciso duramente sull’Oltrepo’ Pavese. Iniziando la visita alla cantina partendo dalla ricezione delle uve con piccole cassette forate, siamo passati alla pigiadiraspatrice. La svinatura, prevista dal programma era già stata eseguita e si è passati quindi alla barricaia per l’altro argomento previsto dalla giornata e cioè la barrique, botte generalmente da 225 litri in rovere.

Avvicinandosi alle botti subito è saltato all’occhio una polverina a coronare il foro tappato sulla sommità delle stesse. Non è altro che metabisolfito usato per tappare ulteriormente il foro che a causa del tempo tende a slabbrarsi. Il nuovo enologo dell’azienda passa poi a spiegare come la Francia, grazie a politiche ambientali ben mirate, sia diventata leader nella costruzione di barrique di alta qualità. Appezzamenti espressamente dedicati alle piante dove crescono perfettamente distanziate ed erette, tra l’latro con pochi nodi e porosità più fine di altre varietà dalle quali si può ottenere materiale di prima scelta. Legname che viene tagliato con la tecnica a spacco (dovuto alla morbidezza del rovere francese) con conseguente “spreco” di legno: da un albero si ricavano 6 barrique contro le 10 circa degli Stati Uniti. Successivamente viene lasciato stagionare all’aperto per due-quattro anni. L’esperienza degli anni produttivi permette poi di non vanificare tale qualità con un ottimo uso artigianale. Opportune tostature della parte interna della botte regalano, oltre al sentore di vaniglia già presente, altri aromi che differiscono in base al grado di tostatura stesso. Barrique che permettono micro-ossigenazioni e rilascio d’aromi che con opportuno affinamento completeranno il vino.

A dominare dall’alto anche un vaso colmatore su una botte grande, ogni tanto gorgoglia e lavora colmando, mentre le barrique andranno rabboccate a mano una ad una.

Alla domanda di quanto possa essere la vita di una botte, subito bisogna capire l’uso che se ne intende fare che inciderà notevolmente sulla stessa. Un punto fermo per la sua durata è la presenza in quantità non desiderate di brettanomyces. Sappiano infatti che, soprattutto in Francia, entro certi limiti possono essere tollerati (a tale riguardo vedere articolo “Difetti e Malattie del vino“) aggiungendo nuovi odori, ma che se presenti in maniera eccessiva decretano la fine della vita della botte.

Vedi anche:

Master di Enologia (1 di 4)
Master di Enologia (3 di 4)
Master di Enologia (4 di 4)

Testo e foto di Massimo Beccegato

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...