Spiriti e Storie del ‘900

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Palacento, manifestazione che vuole festeggiare i cento anni del Palace Grand Hotel di Varese con eventi legati al tema Liberty e ‘900, parte subito nel migliore dei modi. Infatti il primo evento in calendario di venerdì 19 gennaio, Spiriti e Storie del ‘900, registra il tutto esaurito. Il colle Campigli lega i destini della Rossi d’Angera al Grand Palace Hotel, fu qui infatti che la distilleria ricevette nel 1913 il primo di innumerevoli premi e fu qui che nello stesso anno fu inaugurato il Palace, ideato da Giuseppe Sommaruga. L’hotel rimane uno dei maggiori esempi di questo stile. Qualche altra traccia la si può ritrovare al Sacro Monte di Varese, come lampioni e particolari della funicolare oltre che da varie ville sul pendio che lega Varese alla sommità del monte e dall’hotel, purtroppo chiuso da tempo immemore, del Campo dei Fiori. Altro esempio mirabile è l’edificio industriale della birra Poretti ad Induno Olona.
Accompagnati da dischi in vinile degli anni ’10, ’20 e ’30, graffiati dalla puntina di un grammofono Tamagno del 1906 e dalla supervisione dei sommelier dell’AIS Varese si inizia la degustazione di amari, grappe e distillati Rossi d’Angera. Il proprietario della nota distilleria, Arturo Rossi, sottolinea subito come essendo nata nel 1847, l’azienda abbia vissuto tutto il ‘900 e nel particolare di come etichette e confezioni siano state influenzate dallo stile Liberty.

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Si parte dagli aperitivi. Lo Spitz Genziana, prodotto con radici alpine a conferma della qualità, con una nota piacevolmente amara dettata dalla stessa pianta, ma anche dal gusto dolce e rotondo. Consigliato anche allungato con seltz, acqua neutra o aperitivi analcolici, magari con del ghiaccio. Ghiaccio che può rinfrescare anche il secondo aperitivo in degustazione, il Bitter Rossi d’Angera, nato negli anni ’20 in piena epoca Liberty, da infusione di radici e piante officinali, ottimo anche per la preparazione di cocktails. Ci viene infatti proposto un terzo aperitivo somma dei due precedenti, con i due terzi di Spitz Genziana e un terzo di Bitter (volendo con un ulteriore aggiunta di poco gin). Il Bitter stempera un po’ l’amaro della genziana regalando altre sfumature per nuovi aperitivi. Si entra successivamente nell’universo grappa, tappa fondamentale della tradizione dei distillati italiani. Prima grappa, l’Acqua d’Angera non invecchiata (solo acciaio) da distillazione discontinua, che rispecchia le vinacce del territorio assimilando caratteristiche inconfondibili. Grappa molto corposa a tiratura limitata di sole 1500 bottiglie annue. Seconda grappa, la nota Riserva Personale, premiata con 92/100 ed invecchiata sei anni, prima in barrique e successivamente in botti di Slavonia che domano morbidezza. Arturo Rossi ricorda come negli anni ’30 sia nata l’idea dell’invecchiamento di questa grappa quando nessuno allora lo faceva. Profumo più morbido e meno pungente della precedente dona al palato sensazioni immediate e piacevoli. Infine la degustazione chiude il sipario con l’Amaro d’Angera, da una ricetta di fine ‘800, la più vecchia dell’azienda. Liquore ottenuto da infusione di erbe, radici e scorze di mandarino. Ed è proprio quest’ultimo a caratterizzare il prodotto con un piacevolissimo impatto olfattivo d’agrume. Perfetto digestivo che da il commiato a questa serata connubio tra musica, arte ed enologia. Il desiderio e l’aspettativa si rivolge ora verso il prossimo evento della rassegna Palacento.

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Testo e foto di Massimo Beccegato

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